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Il mio Natale a Londra

Mi capita spesso di gironzolare sui travel blog, per ovvie ragioni: vivendo a Londra, studiando management turistico e amando viaggiare sono sempre alla ricerca di nuove mete e curiosità, e specialmente ora che si avvicina il Natale noto che le persone hanno sempre più il desiderio di evadere dalla quotidianità e trascorrere questo giorno lontano da casa. C’è chi lo passerà a Parigi, chi a Praga, chi da qualche parte in Italia e chi ovviamente verrà a Londra e trascorrerà la vigilia passeggiando sotto al London Eye o gironzolando per Trafalgar Square, illuminate da mille lucine e addobbi. Prima di trasferirmi qui avevo sempre festeggiato il Natale a casa, con i miei genitori, trascorrendo la giornata con i classici passatempi, tipicamente italiani, mangiando come se non ci fosse un domani, concludendo il tutto rantolando sotto l’albero chiedendo un Alka Selzer e pregando che a nessuna nonna/zia/parente venga la malsana idea di proporre una cena con gli avanzi del pranzo. Insomma, il tipico Natale italiano, quello con la tombola, il monopoli, il presepe e i cappelletti in brodo. Per questo, il primo anno che ho trascorso il 25 dicembre qui a Londra, tutto mi è sembrato così diverso, così freddo. Spesso questa sensazione non viene compresa, specialmente da tutti quei turisti che desiderano trascorrere il Natale all’estero, o comunque in un qualsiasi luogo che non sia casa loro: un conto è partire per quattro giorni e immergersi nell’aria natalizia altrove, magari insieme ad una persona casa, un conto e viverci, altrove, e cercare l’aria “natalizia” in quel poco che si ha. Cosa non facile, specialmente se si ha appena traslocato in una nuova casa e non si possiede nemmeno un tavolo sul quale pranzare, esattamente com’è successo alla sottoscritta tre anni fa. Dopo tre mesi a Londra le conoscenze non erano tante, e a parte la mia coinquilina ed un paio d’amiche, tutti i miei contatti in terra anglosassone avevano naturalmente deciso di tornare in Italia per abbacchio e capitone. Un alberello da £1 e un pranzo arrabattato era l’unica cosa che potevamo permetterci ai tempi, e ce li siamo fatti bastare. Completamente diverso è stato invece il secondo Natale, due anni fa. Sedici persone di altrettante nazionalità, una parmigiana di melanzane, antipasti spagnoli ed un tacchino immenso hanno reso quella giornata forse una delle più belle degli ultimi anni, senza contare la tombola fatta in casa, il pandoro ed il panforte. Ed è in giornate come quella che mi sono resa conto che, fondamentalmente, al di là della nazionalità e delle tradizioni, trascorrere la giornata di Natale con qualcuno che ne sente lo spirito scalda l’anima, quando le persone che ti circondano sono tutte sulla tua stessa barca e sono lontane dalla famiglia, dai parenti e dagli amici d’infanzia l’unica cosa che rimane è fare gruppo e godersi una giornata di riposo in compagnia di chi ti può capire veramente. È stato uno dei Natali più belli per l’aria di condivisione, la voglia di stare insieme, di trasmettere calore umano e di sentirci parte di una “famiglia”, di sentirci a casa pur essendo lontani dei chilometri dal nostro paese. Niente regali, solo la voglia di stare insieme. Spesso mi sono sentita dire che a Londra c’è un’aria incredibile, che la città è meravigliosa in questo periodo e che ovunque si respira il Natale. Ho passeggiato per tre anni sotto le luci di Oxford Circus, accanto alle luminarie di Regent Street, ho ascoltato i cori al mercato di Covent Garden, pattinato alla Somerset House. Ho visto la torre di Londra sotto la neve e Southbank addobbato a festa, gironzolato per i mercatini, eppure so per certo che non è stato tutto quello a farmi percepire il Natale. Ho cominciato a sentirlo e a viverlo quando Londra si è trasformata nella mia casa, nel mio porto sicuro, nel luogo dove mi sono sentita per la prima volta veramente sola e ho riscoperto me stessa. Le sue luci hanno avuto un significato speciale per me, e per tutte le persone che quest’anno trascorreranno il 25 di dicembre lontani dalle proprie famiglie non rappresentano solo il Natale, significano molto, molto di più. Quel passo ulteriore che ci porta ad andare oltre le nostre incertezze e i nostri dubbi, che ci fa stringere i denti anche se siamo da soli, quella voglia di metterci alla prova e di poterci guardare allo specchio ogni mattina, forse con qualche segno sul viso in più, ma con una conoscenza di noi stessi che va oltre le difficoltà ed i sacrifici. Le luci di Natale per chi non ha i propri genitori accanto, per chi non avrà regali, per chi non avrà un banchetto per pranzo e per chi lo trascorrerà lavorando avranno sempre un significato diverso. Sono la luce che ci ricorda perché siamo qui, e per che cosa stiamo rimanendo. Questa è la Londra che conosco io, quella che va oltre tutte le apparenze, quella che ci mette alla prova, che ci fa sempre guardare oltre. Quindi, ovunque vivrete il Natale, quest’anno, guardatevi bene intorno, guardate gli occhi delle persone prima di osservare le luci, osservate le sfumature che si portano dentro: quello è il viaggio più bello che vi auguro possiate vivere.

(Article credit: Federica Bellesso per Angelina in cucina; Photo credits: timeout.com)

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